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LA MEDICINA OMEOPATICA NEL REGNO DELLE DUE SICILIE

5 gennaio 2016

I primi veri studi clinici sull’omeopatia – termine composto dai vocaboli greci ómoios (simile) e pàthos (malattia) – furono condotti precocemente ed, alquanto sorprendentemente, alcuni di essi ebbero luogo in Italia. Infatti, la medicina omeopatica fu introdotta per la prima volta a Napoli nel 1821, soprattutto grazie agli studi ed all’opera del dottor Francesco Romani (abruzzese, nato il 24 settembre 1769 a Vasto d’Aimone, in provincia di Chieti e morto a Napoli il 24 novembre 1852), medico di Corte del re Ferdinando I Borbone (1751-1825). Questo fatto è annoverato fra i moltissimi primati (se ne contano più di 100) raggiunti nel Regno delle Due Sicilie durante il governo borbonico (1734-1860).

L’omeopatia è una medicina naturale che basa la sua azione su due principi fondamentali: la similitudine e le dosi infinitesimali; i rimedi, in essa più frequentemente utilizzati, provengono dai tre regni della natura: animale, vegetale e minerale. Il fondatore dell’omeopatia Samuel Hahnemann (1755-1843), nell’esercitare la professione di farmacista e medico, verso la fine del settecento, fece un’osservazione importante: eseguendo studi sull’uso della corteccia di china per le febbri malariche, scoprì che l’intossicazione o le controindicazioni da uso prolungato della corteccia di china provocavano disturbi simili a quelli per i quali erano somministrati, vale a dire che una sostanza, utile al trattamento di una determinata malattia, poteva anche causarla.

Ne dedusse pertanto che una sostanza, in funzione della sua dose, sarebbe capace di provocare in un individuo sano determinati sintomi e di eliminare, al tempo stesso, sintomi simili in un individuo malato. L’omeopatia evidenzia parallelismi considerevoli con la vaccinoterapia: «Similia Similibus Curantur». Il principio della similitudine che ispirò l’omeopatia significa quindi che la malattia deve essere curata con una malattia simile, indotta dal rimedio di omeopatia. Questa «malattia virtuale», provocata dal rimedio omeopatico, risveglia una reazione nell’organismo malato, inducendolo a superare la vera malattia. Il rimedio di omeopatia, secondo quanto si evince dagli studi di Hahnemann, stimola le capacità biologiche dell’organismo malato ed aumenta la risposta del sistema immunitario. Il principio dell’omeopatia può essere così enunciato: «Ogni sostanza farmacologica attiva capace di provocare, a dose ponderale nell’individuo sano, determinati sintomi, può anche eliminare sintomi simili nell’individuo malato, a condizione di essere utilizzata a debole dose».

Storicamente, l’omeopatia venne portata nel Regno delle Due Sicilie dai medici dell’esercito austriaco, chiamato in aiuto da Ferdinando I di Borbone per sedare i moti carbonari del 1820-1821. Al seguito delle truppe austriache operavano, infatti, molti medici militari seguaci di Samuel Hahnemann, precursore di tale pratica sanitaria, poiché in Austria era possibile professarla apertamente, tanto che anche Carlo Filippo, Principe di Schwartzemberger e Feld-Maresciallo austriaco, si curava omeopaticamente ed era stato paziente dello stesso Hahnemann. Ci furono quindi iniziali scambi di «cortesie scientifiche», durante le quali il generale barone Koller regalò all’Accademia Reale di Napoli i volumi di Hahnemann, l’«Organon e la Materia Pura». L’Ufficiale medico dottor Alberto de Schoemberg, fu inviato poi presso Hahnemann, a Koeten, per apprendere la teoria e la pratica omeopatica. Di queste lezioni ne diede esposizione presso l’Accademia borbonica e pubblicò «Il sistema medico del dottor Samuel Hahnemann esposto alla Reale Accademia di Napoli». Favorita dai Borbone, monarchi illuminati ed intellettualmente aperti verso ogni forma di progresso culturale, scientifico e tecnologico, l’omeopatia si diffuse, non solo in tutto il Regno napoletano, ma anche nello Stato Pontificio, dove il Papa Gregorio XVI (1765-1846) ne autorizzò lo studio e la pratica.

Particolari testimonianze dei fatti si trovano nelle notizie autobiografiche del dottor Francesco Romani, nel volume «Elogio storico di Samuello Alemanno» (un elogio al genio di Samuel Hahnemann), pubblicato a Napoli nel 1845, nonché nei due «Discorsi sulla Omeopatia» contenuti nei poderosi volumi della «Pura Dottrina delle Medicine», editi a Napoli nel 1825-28. Quest’ultimo lavoro di Romani rappresenta la prima volgarizzazione italiana dell’originale tedesco della «Materia Medica Pura», cioè la raccolta dei sintomi fisici e psichici delle sperimentazioni di Hahnemann su se stesso e sui propri allievi, pubblicata a Dresda in 6 Volumi, dal 1811 al 1821. Romani scrisse che la prima conoscenza del «Sistema Terapeutico Omeopatico» gli venne nel 1821 dal noto medico svizzero Ody di Friburgo, che a Napoli gli lesse, traducendoli dal tedesco al francese, i passi più importanti dell’«Organon dell’Arte di Guarire» di Samuel Hahnemann, testo fondamentale dell’omeopata. Poche settimane dopo, l’ufficiale medico bosniaco Necker di Melnik, grande fautore dell’omeopatia, gli curò una malattia che durava da nove anni e per la quale i medici allopati nulla erano riusciti a fare di buono. Il Necker aprì a Napoli un ambulatorio omeopatico ed ebbe talmente successo che formò dei proseliti tra i medici napoletani. Ma il dottor Romani fu il più attivo di tutti, insegnò ad altri colleghi, guarì la moglie del dottor De Guidi, un medico italiano che esercitava a Lione, convertendolo all’omeopatia, che fu così esportata in Francia. Il De Guidi, a sua volta, guarì il dottor Mure che introdusse l’omeopatia a Malta, in Sicilia, in Brasile, in Egitto, nel Sudan.

Nella capitale del Regno delle Due Sicilie gli aiuti per la diffusione dell’omeopatia non mancarono ed il re Francesco I di Borbone (1777-1830) permise che, per un esperimento, si aprisse una clinica omeopatica nell’ospedale militare della Trinità Maggiore, della quale Romani fu condirettore. Diventato personaggio di spicco della città, Romani fu invitato al castello del conte di Shrewsbury in Inghilterra, introducendo così l’omeopatia anche a Londra. Da quel momento in poi il dottor Romani approfondirà e continuerà ad applicare e diffondere il nuovo metodo nel Regno borbonico insieme ai suoi due amici: il dottor Giuseppe Mauro di Palermo e il dottor Cosmo Maria De Horatiis (1771-1850), medico privato nientemeno che dello stesso re Francesco I. Con l’approvazione e l’appoggio del sovrano, Cosmo Maria de Horatiis effettuò, nel 1828 e nel 1829, due sperimentazioni cliniche presso l’ospedale della Trinità dei Pellegrini e ritenne che i suoi studi confermassero la superiorità dell’omeopatia nei confronti della medicina convenzionale, anche se mai rinnegò completamente quest’ultima. Pubblicò un lavoro intitolato «Saggio di Clinica Omeopatica», dove sono descritti 180 casi da lui guariti. Altre sperimentazioni furono però boicottate dai medici allopatici (nihil sub sole novi, n.d.r.), tanto è vero che costoro andavano affermando che i malati curati con l’omeopatia fossero tutti morti. A questo punto, lo stesso re Francesco I si recò in ospedale e constatò invece che i malati erano guariti. Ormai, però, le false affermazioni avevano fatto presa sul popolo, che usò sempre meno l’omeopatia.

La maggior diffusione dell’omeopatia in Italia si ebbe fra il 1830 ed il 1860, con punte massime intorno al 1840 quando pare che circa 500 medici si dedicassero a tale pratica; nel 1863 (dopo la c.d. unità d’Italia, n.d.r.) si ridurranno ad appena 184, con 14 farmacisti, 2 ospedali, 5 dispensari, 4 giornali, 2 accademie ed associazioni. Nel 1844 venne fondata a Palermo anche un’«Accademia Omeopatica», laddove i medici ottennero dal re Ferdinando II di Borbone (1810-1859), che già si curava con questa Medicina, l’autorizzazione a riunirsi in corpo accademico, cioè ad insegnare la loro competenza. La Regia Accademia Omeopatica Palermitana fu il primo Istituto di insegnamento omeopatico d’Europa ed il secondo del mondo, atteso che il dottor Constantin Hering (1800-1880) – comunque membro della Accademia Palermitana – l’anno prima aveva iniziato le sue lezioni ufficiali a Filadelfia. L’Accademia Omeopatica fu tuttavia ostacolata con ogni mezzo dalla feroce opposizione dell’«Accademia Reale delle Scienze», ma, quantunque la medicina ufficiale perseverasse nell’avversarla, essa conserverà sempre la protezione della casa borbonica, favorevole all’omeopatia per tradizione familiare. L’omeopatia continuò quindi a svilupparsi con nuovi proseliti, nuove riviste e nuovi dispensari. Per due volte si distinse nella cura del colera che sconvolse Napoli, mettendo in luce l’abilità e la preparazione dei validi omeopati della città, e proprio nella città partenopea si trova anche la prima e più antica farmacia omeopatica, fondata nel 1896 e tutt’ora ivi esistente in piazza Dante.

La causa di una successiva diminuzione dell’interesse per l’omeopatia fu dovuta alle scoperte di Pasteur e di Koch sulle tossine e sull’immunizzazione (vaccinoterapia e sieroterapia), materie di più immediata comprensione anche per la gente comune. Essendo il microbo la causa della malattia, basta ucciderlo con un farmaco per vincerla, malattia intesa sempre come qualcosa d’esterno a noi e non come frutto della nostra disarmonia interiore. Pasteur, alla fine della sua carriera, espresse l’opinione che «le microbe n’est rien, c’est le terrain qui est tout», vale a dire «il microbo conta poco, il terreno è tutto». Pasteur non rinnegava la sua vita di studioso e le sue scoperte, voleva semplicemente ammonire che il microbo è di secondaria importanza, poiché la malattia si manifesta solo quando il microbo trova il terreno adatto per svilupparsi.

Tuttavia, la filosofia del «curare senza nuocere» è oggigiorno in costante ascesa ed attualmente nella sola Campania si contano circa 500 medici che si interessano di omeopatia e che la utilizzano in integrazione, o alternandola alla medicina allopatica. Negli ultimi decenni, poi, si è avuto un rinnovato sviluppo dell’omeopatia, soprattutto per due motivi: il primo grazie alla scoperta dell’atomo e dell’energia nucleare, che spiega che l’imponderabile non è più un’astrazione, ma una realtà; il secondo a causa del grande aumento delle malattie iatrogene, causate dall’uso indiscriminato dei farmaci chimici. Nessuna sostanza chimica è innocua all’organismo umano. Per questo, medici e malati, che sono disillusi da promesse non mantenute di nuovi rimedi sempre più forti, si rivolgono a terapie dolci che rispettano la psiche e il soma dell’individuo.

 

Ubaldo Sterlicchio

 

LETTERA DEL PRESIDENTE AL DIRETTORE DELLA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO

30 OTTOBRE 2015

Gent.mo Direttore,

l'articolo della Dottoressa Cinzia Germinario sulle vaccinazioni in età pediatrica e su quella

anti-influenzale , scritta sul suo giornale in data 18 ottobre, è perfettamente condivisibile; l'allarme che viene lanciato sui gravi rischi che il singolo e la collettività corrono a causa della riduzione della percentuale dei vaccinati è realistico e la stampa come tutti i mass-media compiono un'azione meritoria nel pilotare l'opinione pubblica contro i movimenti anti-vaccinatori e a favore della necessità di vaccinare.

Alla fine dell'articolo la dottoressa contesta l'azione di alcune categorie che secondo lei non sono favorevoli alle vaccinazioni, e tra queste include gli Omeopati.

In qualità di Presidente di una Associazione di Medici e Farmacisti Omeopati denominata OMEOMEFAR (www.omeomefar.com) e a nome e per conto del Consiglio Direttivo e di tutti i Soci, protesto energicamente per questa svista che tra l'altro accomuna professionisti qualifi-cati (Medici e Farmacisti Omeopati) a naturopati (figure professionali non mediche)e a vegani (soggetti  che esclusivamente per se stessi fanno delle scelte alimentari limitative).

Vi sono sicuramente Medici che non consigliano le vaccinazioni ( e tra questi non posso escludere vi siano anche Medici “ esperti” in Omeopatia), ma la generalizzazione non è corretta!

Dichiaro certamente che gli Omeopati dell’ Omeomefar non hanno nulla a che fare con i movimenti antivaccinatori e che nella loro attività professionale consigliano  le vaccinazioni : d’altronde la stessa terapia omeopatica utilizza piccole dosi atte a stimolare il sistema immunitario del malato ( per giungere alla sua guarigione ) al pari delle vaccinazioni che intervengono in una fase di salute del soggetto per stimolare il sistema immunitario a combattere efficacemente le malattie oggetto delle vaccinazioni.

Chiedo cortesemente inoltre che la presente comunicazione venga pubblicata e che la dot-      

toressa Germinario sia informata dell'errore e gentilmente proceda ad una rettifica. 

Questa precisazione doverosa da parte del sottoscritto, avviene in un momento culturalmente e storicamente significativo  in cui il Consiglio dei Ministri emana disposizioni circa le Medicine Non Convenzionale, che sono Agopuntura, Fitoterapia e Omeopatia, precisando il percorso formativo che Medici, Odontoiatri, Veterinari e Farmacisti devono effettuare per essere considerati "Esperti" e indicando gli adempimenti che competono alle Regioni e agli Ordini professionali.

 

Dott. Pasquale Delmedico

Medico dipendente del Ministero della Difesa

Specialista in Igiene e Medicina Preventiva

Esperto in Omeopatia

OMEOPATIA? NO, GRAZIE ….ANZI SI

24 febbraio 2014

Sarà capitato a molti che pazienti o amici o parenti chiedano un parere medico circa una pratica terapeutica che esula dalle proprie competenze; in tali situazioni appare del tutto normale che per esempio un ortopedico risponda di non essere aggiornato su un problema per esempio oculistico e l’interlocutore può anche apprezzare l’onestà professionale, ben sapendo che oggi lo scibile medico è talmente ampio e parcellizzato da non poter essere posseduto in toto da una sola persona, per quanto esperta e capace; anzi si ritiene che ai livelli più elevati di specializzazione sia ampiamente giustificato non occuparsi di problemi di altre branche.

Non è una specialità, ma una branca complementare della Medicina, anche specialistica, che si integra con quella accademica.

Analogamente succede sempre più frequentemente che pareri o spiegazioni siano richiesti a proposito dell’ Omeopatia e di altre branche di Medicina Non Convenzionale o Integrata, spesso oggetto di conversazione nei salotti e in ambienti tipo palestra, parrucchiere, estetista o argomento di articoli su riviste e rotocalchi. Questa nuova medicina (nuova nel senso che sta conoscendo una ampia diffusione negli ultimi lustri, ma in realtà vecchia di due secoli) non prevista nei percorsi universitari e pertanto non conosciuta se non dai cultori della materia, non è una specialità, ma una branca complementare della Medicina che si integra con quella accademica.

Qualunque specialista e tanto più il Medico di Medicina Generale e Pediatra possono avvalersi della conoscenza della Medicina Integrata e dell’Omeopatia.

La Medicina Integrata non ha alcuna pretesa di rinnegare la Medicina Accademica con la sua tecnologia e le sue specialità, riconoscendole il ruolo che ha e che merita; essa è una pratica terapeutica che si limita a suggerire dei trattamenti terapeutici da soli o integrativi, secondo scienza e coscienza del Medico che li propone, nell’esclusivo interesse della SALUTE del Paziente. Essa considera l’individuo nel suo insieme di organi, apparati, sistemi e funzioni interconnessi tra loro secondo i concetti della fisiologia e della fisiopatologia, oggetto di studio della PNEI (Psico-neuro-endocrino-immunologia); essa inoltre predilige i rimedi naturali rispetto ai sintetici, rimedi che stimolano le capacità intrinseche dell’organismo di recuperare l’equilibrio, possibilmente utilizzando le dosi più basse possibili. Quindi trattandosi di una branca trasversale qualunque specialista e tanto più il Medico di Medicina Generale e gli Specialisti possono avvalersi della conoscenza della Medicina Integrata e dell’Omeopatia (il Pediatra in special modo dato che la capacità reattiva ossia di recuperare un equilibrio instabile per noxa intercorrente è particolarmente vivace nell’organismo giovane).

Solo la Conoscenza consente di giudicare, valutare, decidere se utilizzare o scartare una pratica terapeutica

Queste sono molto sinteticamente alcune caratteristiche dell’Omeopatia; la conoscenza delle possibilità e dei limiti dell’Omeopatia consente di giudicare, valutare, decidere se utilizzare o scartare una pratica terapeutica che ripetiamo si avvale di sostanze prese dalla natura e sottoposte ad un processo farmacologico di diluizione e dinamizzazione.

 

1) in primo luogo non è corretto confondere omeopatia ed erboristeria. Ciò facendo si rischia di incorrere nello stesso errore di qualche paziente poco informato (a dire la verità sono sempre meno) che ritiene che l’omeopatia “curi con le erbe”. In realtà questa branca si avvale di prodotti non solo estratti dal mondo vegetale, ma anche animale e minerale e, soprattutto, di sostanze fortemente diluite (a volte anche oltre il numero di Avogadro). Alla base inoltre di questa metodica vi è la “legge di similitudine” (sintetizzata per la verità in maniera non del tutto precisa nel suddetto articolo) che non va peraltro confusa, ad esempio, con la legge di uguaglianza tipica delle terapie desensibilizzanti praticate in allergologia. Al contrario, l’erboristeria si avvale dei principi attivi estratti, peraltro in maniera alquanto empirica, dalle piante (o parti di esse). Tale metodica, alla base della quale vi è la pura, ma non semplice, conoscenza dell’azione terapeutica del principio attivo, risente molto delle tecniche utilizzate durante la coltivazione della pianta, del periodo di raccolta della stessa e delle metodiche utilizzate per l’estrazione del principio attivo. Si tratta pertanto di approcci terapeutici assolutamente differenti che non è corretto confondere!

 

2) È piuttosto semplicistico e riduttivo delimitare l’analisi del fenomeno “omeopatia” come la fuga dall’insoddisfazione nei confronti della medicina e dei medici “ufficiali” (non è bello parlare di ufficialità o “non ufficialità” nei confronti di colleghi che, comunque, operano secondo i dettami forniti dalla scienza, coscienza e dal “codice di deontologia professionale”). In Italia sono più di 15.000( e non 7000 ) i medici prescrittori in omeopatia (che diventano più di 50.000 in Europa e più di 200.000 nel mondo). È certo possibile che tutti questi colleghi siano “poco seri” o “poco informati”, ma siamo proprio sicuri che alle spalle di questo fenomeno non vi sia qualcos’altro? È proprio certo che gli oltre nove( e non sei )milioni di pazienti italiani (vedi indagine Doxa del 2000) che diventano cinquanta milioni in Europa e duecento milioni nel mondo,siano attratti unicamente dall’effetto “primum non nocere” e/o dal fascino del concetto olistico dell’omeopatia? Non sarebbe forse il caso di approfondire seriamente e compiutamente questa metodica prima di criticarla sulla base, a volte, di idee preconcette?

 

3)  È corretto ritenere che, come qualsiasi metodica terapeutica, anche l’omeopatia non sia esente da effetti collaterali (tra i quali vanno peraltro ascritti quelli derivanti dall’errato approccio terapeutico in pazienti o in patologie che non possano trarre concreti benefici dalle terapie non convenzionali). È per questo motivo che l’omeopatia è stata ascritta da una normativa CEE del 1992 come “atto medico” e non può, se non in maniera del tutto illecita, essere praticata in Italia da persone che non siano laureate in medicina e chirurgia. In ragione di questo aspetto e per tutelare, in via assolutisticamente prioritaria la Salute del cittadino,al fine di definire il fenomeno e proporre adeguata regolamentazione di questo settore, sono state già attivate da diverso tempo, sia in sede ministeriale che presso gli Ordini dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di varie città, specifiche Commissioni: pertanto sin dal 1997 è operante presso il Ns Ordine la Commissione di Medicine non Convenzionali .Abbiamo attivato ( così come in altri Ordini ) gli elenchi dei medici esperti nelle varie branche della medicina non convenzionale (ed acquisendo la documentazione relativa alla specifica formazione che questi colleghi hanno sostenuto). Si potrà in un secondo momento procedere, in linea con quanto definito dalle normative attualmente in discussione presso il Parlamento, con la regolamentazione di queste branche della medicina.

 

4)  I medici omeopati ben conoscono l’efficacia terapeutica delle loro prescrizioni ed in letteratura stanno ormai moltiplicandosi gli studi pubblicati finalizzati a dimostrare la fondatezza di questa metodica. In quest’ottica, qualsiasi medico accorto e che operi secondo scienza e coscienza non può non tenere conto delle reazioni avverse di quanto prescrive e, fra queste, non può non considerare anche gli eventuali effetti negativi in pazienti sensibilizzati alla sostanza prescritta (anche quando la diluizione somministrata secondo i critici più oltranzisti non contenga più alcun effetto biologico non avendo alcuna molecola del farmaco originario). Come al solito è peraltro necessario conoscere bene la materia in discussione per effettuare critiche meglio indirizzate!

 

5)  Non è culturalmente corretto confondere il fenomeno dell’aggravamento omeopatico (che nell’esperienza dei cultori della materia si può manifestare allorquando la reattività del paziente al farmaco prescritto è particolarmente elevata) con quello di un effetto controlaterale o reazione avversa che dir si voglia (che è indice invece di una risposta negativa dell’organismo al farmaco prescritto) ed è palesemente inopportuno citare fonti più o meno sicure che riferiscono reazioni avverse da componenti occulti(farmaci tradizionali,metalli pesanti,non dichiarati nella composizione):rimandiamo la presunta “ grave” accusa mossa, alle case farmaceutiche omeopatiche e le invitiamo a darvi sollecitamente una risposta!

 

6) Parlare di fitoterapia (scienza entrata a buon diritto fra gli insegnamenti universitari sia della facoltà di farmacia che di quella di medicina veterinaria) e di erboristeria come se fossero la stessa cosa non è corretto, così come esprimere accuse sulla fitoterapia cinese: anche su questo argomento invitiamo i cultori di questa materia e le aziende produttrici a darvi una sollecita e chiarificatrice risposta! Noi possiamo e vogliamo affermare con certezza che la fitoterapia moderna si basa sull’adozione di tecniche farmaceutiche perfettamente codificate che consentono al medico prescrittore di titolare con precisione i fitocomplessi (ed i relativi principi attivi) che vengono somministrati!.

 

7)  Su una cosa siamo senz’altro d’accordo: l’omeopatia, così come la fitoterapia, sono, come detto, atti medici che devono essere necessariamente effettuati da personale esperto e dotato di laurea in medicina e chirurgia e di specifica formazione post laurea. Non sono atti esenti da possibili reazioni avverse o da effetti collaterali, e vanno quindi utilizzati tenendo ben presenti i pro e i contro, anche in confronto con le terapie “ufficiali”. È necessario peraltro al riguardo precisare come non sia assolutamente improbabile ed impossibile un “ragionato” utilizzo delle diverse metodiche in contemporanea. Si va anzi sempre più sviluppando la cosiddetta “Medicina integrata”, che consente al medico esperto un uso razionale e critico di più metodiche terapeutiche (medicina ufficiale, omeopatia, fitoterapia, medicina tradizionale cinese, ecc.), sempre e comunque avendo come interesse primario la salute del paziente.